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La merce senza packaging non circola; dovremmo quindi considerare l’imballaggio un’infrastruttura invece che una commodity – afferma Carnevale Maffé nel suo contributo a questo Libro Bianco. Di più, la merce senza packaging non “parla” e questa funzione dell’imballo di essere mezzo di comunicazione ne moltiplica l’importanza in misura esponenziale, indicando al contempo la rilevanza dei componenti cosiddetti accessori, come l’etichetta e la stampa della confezione.

Tanto dal punto di vista strutturale quanto comunicativo l’imballaggio è un manufatto complesso, con una forte interconnessione dei vari elementi che lo costituiscono e relazioni strette sia con il bene contenuto sia con gli altri anelli della catena del valore. In gioco, una molteplicità di elementi – ciascuno con un proprio mondo di tecnologia, know how, esperienze – che parte dai fornitori di materiali per comprendere costruttori di macchine e consumabili, designer e creativi, provider di servizi e logistica, imprese utilizzatrici, il retail e, buon ultimo, il consumatore.

Ed è proprio il consumatore, con i suoi orientamenti e comportamenti d’acquisto, a influire – oggi come non mai – sugli attori a monte della filiera, imponendo la revisione costante del prodotto e del suo packaging, e una sempre maggior interconnessione dei vari elementi.

Per servire questo consumatore il packaging ormai svolge sempre più funzioni e di conseguenza la sua creazione e produzione coinvolge più soggetti che devono condividere conoscenze, punti di vista e aggiornamenti tecnologici. Il costo del mancato dialogo può essere molto alto: si va dalla “semplice” inefficienza del processo produttivo con conseguenti costi economici e allungamento del time-to-market, all’abbassamento della qualità della confezione e dell’immagine di marca; dall’incapacità dei fornitori di trovare le soluzioni tecniche utili a raggiungere gli obiettivi del committente, fino ai potenziali problemi di sicurezza e salute del consumatore – come insegnano, tipicamente, i casi di migrazione di sostanze dannose dal packaging al contenuto.

Il dialogo fra operatori, soprattutto fra cliente e fornitore diretto, lo sappiamo, non è facile. Ma se è vero che ogni cammino inizia con un passo, nella nostra direzione più di un passo è stato già compiuto, per esempio sul versante legislativo e delle pratiche di buona fabbricazione, con risultati molto incoraggianti.

Il convegno Print4pack, di cui questo Libro Bianco rappresenta una sintesi ragionata, è andato proprio in questa direzione con un format che si è naturalmente costruito sotto la spinta partecipativa delle aziende associate ad Acimga e Argi, aggregatesi per questo lavoro con un obiettivo comune: mettere a disposizione dell’intera filiera del Package Printing una piattaforma di studio, dibattito, relazione, facilitazione di accesso alla innovazione industriale e grafica.

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